Servo di Dio Giuseppe Ottone, 12 anni

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La storia di Giuseppe Ottone è una storia di dolore e amore, dove a vincere è l’amore.

Giuseppe nasce a Castelpagano (Benevento) il 18 Marzo 1928 da ignoti genitori, viene battezzato il 22 e registrato presso l’anagrafe il 23 con il nome di Giuseppe Italico. La madre naturale era rimasta incinta da una relazione adulterina, mentre il marito si trovava in Argentina, e, dissuasa dall’abortire da un’amica (che fu poi la madrina di Giuseppe) decise di esporre il bambino una volta nato. Giuseppe ebbe anche un fratello, nato legittimo prima di lui, e una sorella frutto della stessa relazione adulterina della madre.

Fu inviato al Brefotrofio di Benevento, ma vi rimase pochi mesi, perché il 22 Novembre dello stesso 1928 fu preso in allevamento dai coniugi beneventani Domenico Ottone e Maria Capria, questi, per timore che la madre naturale avrebbe potuto reclamare un giorno il figlio, si trasferirono a Napoli e da lì a Torre Annunziata. Negli anni, poi, la madre naturale di Giuseppe venne a conoscenza del nome della famiglia adottiva del figlio e si legò a loro con una profonda amicizia.

Vispo e intelligente Giuseppe (familiarmente chiamato Peppino) frequenta volentieri la scuola, è studioso e volenteroso e al mattino, prima di andare in classe, passa dalla chiesa a salutare Gesù Sacramentato, nonostante le prese in giro dei compagni. Nel 1939 fu ammesso all’Istituto Tecnico Commerciale “Ernesto Cesàro”, dove si distinse per gli ottimi voti.

Anima sensibile e buona, il piccolo Giuseppe fu di grande conforto alla madre adottiva, specialmente quando ella doveva sopportare la angherie del marito, spesso ubriaco e violento, e il suo amore verso i più deboli si manifestò anche nella carità, che faceva di nascosto con i suoi risparmi o dando la sua stessa merenda ai poveri.

Il 26 Maggio 1935 fece la sua Prima Comunione, unitamente al proposito di farsi santo. Ogni primo venerdì del mese si trovava in chiesa già alle 5.30 per partecipare dalla Santa Messa e spesso, in bicicletta, si recava nella vicina Pompei per pregare nel Santuario dedicato alla Madonna, che tanto amava.

Gli piaceva leggere libri di avventura, che scambiava con gli amici, e sognava da grande di fare l’Ufficiale di Marina. Il 26 Giugno 1940, con decreto del Tribunale, assunse il cognome degli Ottone, divenendo, di fatto, loro figlio.

Nel 1941 Maria Capria dovette ricoverarsi a Napoli per subire un duplice e delicato intervento chirurgico, Giuseppe, che era molto legato alla mamma, rimase molto turbato e pregava incessantemente per lei. Il 3 Febbraio, mentre si reca al doposcuola con altri compagni, trovò per terra nel Corso Vittorio Emanuele un’immagine della Madonna di Pompei e, raccoltala da terra, esclamò: “Madonna mia, se deve morire mamma, fai morire me”. Poco dopo, divenuto pallido, cadde svenuto a terra, e fu soccorso dagli amici e da un vigile urbano, che lo portò all’ospedale dove giunse alle 15.30 “in stato di incoscienza con polso e respiri frequentissimi”.
Lasciata Napoli, senza subire l’operazione, la madre corse al capezzale del figlio e lo vegliò tutta la notte pregando, alle 4 del mattino del 4 Febbraio 1941 Giuseppe tornò alla Casa del Padre e, all’istante, Maria Capria guarì e non ebbe più bisogno di alcuna operazione (visse sino all’età di 88 anni).

Subito la fama di santità del piccolo Giuseppe si diffuse per tutta la città e anche fuori, tutti coloro che lo avevano conosciuto lo reputavano santo. Il 6 Aprile 1962 fu aperto il Processo di Canonizzazione e il 25 Ottobre 1964 i resti di Giuseppe furono trasferiti nella Chiesa dello Spirito Santo di Torre Annunziata.

L’offerta d’amore del piccolo Giuseppe Ottone sembra richiamare alla mente le parole con cui san Gregorio Magno descrive santa Scolastica: potè di più colui che più amò.

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